La disfatta del Ministero: le critiche feroci verso una gestione che non ha saputo trattenere i grandi soci
Nella giornata del 22 gennaio, due comunicazioni ufficiali provenienti da Los Angeles hanno evidenziato la profonda spaccatura che attraversa il Ministero della Cultura. Se da una parte gli uffici governativi hanno diffuso toni entusiastici per la partecipazione italiana agli Academy Awards, dall’altra una decisione finanziaria ha sancito una pesante perdita di investimenti e di credibilità per il sistema cinematografico nazionale. Nonostante l’impegno diplomatico del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni negli ultimi anni, l’attuale gestione amministrativa sembra faticare nel mantenere la stabilità delle politiche interne, mettendo a rischio l’occupazione e il prestigio internazionale dell’Italia.
Le dichiarazioni di Lucia Borgonzoni e le nomination agli Academy Awards
Il Vice Ministro della Cultura Lucia Borgonzoni ha commentato la presenza italiana a Los Angeles attraverso una nota ufficiale, cercando di valorizzare alcuni traguardi simbolici nonostante la mancanza di pellicole italiane tra i candidati principali. Il Ministero ha voluto celebrare la partecipazione di Valentina Merli, coinvolta nel progetto del miglior corto live action «Two People Exchanging Saliva», e la nomination della canzone «Sweet Dreams Of Joy» dal documentario «Viva Verdi!». Il Vice Ministro ha dichiarato: «Spiace che quest’anno non ci sia un nostro titolo in nomination agli Oscar, ma il nostro Paese è rappresentato benissimo dalla presenza della bolognese Valentina Merli nella squadra che punta al titolo di Miglior corto live action». Questa narrazione ottimistica appare tuttavia in contrasto con la crisi economica legata allo stallo del tax credit.
Il ritiro degli investimenti per il progetto Bugatti e il trasferimento in Ungheria
Mentre venivano diffusi i messaggi celebrativi, il board di Taic Funding LLC ha preso una decisione drastica riguardante la produzione cinematografica Bugatti – The Genius. Insieme a un comitato di banche internazionali che avevano inizialmente approvato il finanziamento per le riprese tra Milano e Modena, è stato stabilito di revocare l’investimento e trasferire l’intero progetto in Ungheria. Come riportato dal settimanale L’Espresso, questa scelta comporta per l’Italia la perdita di circa 200 milioni di dollari. Le motivazioni risiedono nell’inaffidabilità del sistema contributivo italiano, segnato da incertezze normative, instabilità delle regole sugli incentivi e tempi amministrativi ritenuti del tutto imprevedibili dai fondi internazionali.
Le criticità del sistema tax credit e i fondi destinati a Fremantle
Il quadro di incertezza per il comparto è aggravato dalle recenti concessioni di contributi per il tax credit operate dal Direttore Generale Cinema e Audiovisivo, Carlo Brugnoni. In questi giorni è stato stanziato un importo complessivo di 71.039.451,27 euro a favore di Fremantle, una circostanza che ha sollevato diversi interrogativi sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla parità di trattamento all’interno del settore. La fuga dei grandi investitori esteri pone una domanda fondamentale sulla necessità di riformare il sistema, restituendo certezze a chi investe nel cinema italiano. Risulta infatti difficile festeggiare risultati marginali quando l’industria nazionale perde finanziamenti strutturali e vede diminuire la propria solidità amministrativa.
A cura della redazione
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