Il romanzo di Melanie Francesca intreccia tecnologia, spiritualità e arte visiva, raccontando un futuro distopico in cui spiriti disincarnati cercano nuovi corpi nei robot mentre una vampira immortale attraversa i secoli difendendo la dimensione più carnale e sensibile dell’esperienza umana
La presentazione del nuovo libro di Melanie Francesca, La Carne dell’Eternità (Editoriale Giorgio Mondadori), si è svolta a Milano lunedì 9 marzo alle ore 18:30 presso la Libreria Bocca, situata nella Galleria Vittorio Emanuele II al numero 12.
All’incontro pubblico hanno partecipato Stefano Zecchi, Marco Salvati, Carlo Motta, Melania Rizzoli e naturalmente l’autrice Melanie Francesca, che ha dialogato con i relatori e con il pubblico presente.
Un romanzo tra immagini, filosofia e narrazione
Uno degli aspetti più originali e riconoscibili del libro riguarda la forte integrazione tra parola scritta e disegno. Le pagine del volume presentano infatti schizzi, bozzetti e illustrazioni evocative che raffigurano robot, entità spirituali e visioni simboliche. Questo approccio trasforma il libro in una sorta di romanzo visivo, nel quale la dimensione grafica entra direttamente nella struttura narrativa e contribuisce a costruire l’immaginario dell’opera.
Anche la scrittura segue questa impostazione artistica. Il testo non adotta la struttura di un thriller classico, ma sviluppa una prosa più riflessiva, contemplativa e spesso filosofica. La narrazione privilegia le idee, le intuizioni e le visioni simboliche rispetto alla semplice azione narrativa.
Una distopia spirituale tra anima e intelligenza artificiale
A differenza di molta fantascienza tecnologica contemporanea, La Carne dell’Eternità affronta senza esitazioni temi profondamente spirituali: l’anima, gli angeli, i demoni e la reincarnazione.
Durante la presentazione, Marco Salvati ha posto direttamente all’autrice alcune domande sull’immortalità. Salvati ha osservato:
“Il romanzo suggerisce una prospettiva inquietante: nel futuro non saranno solo gli uomini a cercare l’immortalità nelle macchine, ma anche gli spiriti disincarnati a cercare nuovi corpi artificiali.”
Il critico ha sottolineato inoltre l’originalità dell’idea narrativa:
“Questa intuizione costruisce una distopia originale, dove tecnologia e metafisica non si escludono ma si fondono. È una fusione rara tra spiritualità e intelligenza artificiale, con personaggi simbolici molto forti, soprattutto Alicia, e con un immaginario visivo potente.”
Stefano Zecchi ha individuato alcuni possibili limiti dell’opera, pur riconoscendone il valore. Secondo il critico, la narrazione privilegia talvolta la riflessione filosofica rispetto allo sviluppo della trama e il ritmo non sempre segue una linearità classica. Alcune parti assumono quasi il tono di un saggio più che quello di un romanzo.
Tuttavia lo stesso Zecchi ha evidenziato che proprio queste caratteristiche costituiscono la vera forza del libro. La Carne dell’Eternità emerge infatti come un romanzo atipico nel panorama letterario italiano contemporaneo. Melanie Francesca costruisce una storia che supera i confini della fantascienza tradizionale e interroga il destino spirituale dell’uomo nell’epoca delle macchine.
La narrazione diventa così una parabola distopica e metafisica che lascia aperta una domanda essenziale: se un’anima può abitare una macchina, cosa significa davvero essere vivi?
Un progetto tra letteratura, arte e cultura contemporanea

Il progetto assume valore non solo sul piano letterario ma anche su quello artistico e culturale. Melanie Francesca rappresenta infatti una figura creativa trasversale: artista visiva, scrittrice e presenza mediatica che unisce arte contemporanea, narrativa e riflessione sul presente.
Nel suo percorso creativo, la scrittura nasce dalla stessa matrice immaginativa del disegno. Il libro assume quindi la forma di un’opera ibrida, a metà strada tra racconto e immagini, costruita con un linguaggio fortemente visivo e quasi cinematografico.
L’editore Carlo Motta ha spiegato chiaramente questo rapporto tra parola e immagine:
“La scrittura di Melanie è imprescindibile dai disegni. È come se il suo linguaggio diventasse forma visiva e viceversa. Non si può comprendere la complessità di Melanie senza le sue opere. Melanie è prima di tutto un’artista e sta costruendo un percorso artistico importante. Lei stessa si definisce un’artista che scrive, non una scrittrice che disegna.”
Anche Stefano Zecchi ha sottolineato la complessità dell’opera:
“È un libro complesso, mi ha sorpreso. Non mi aspettavo una tale complessità. Proprio per questo richiede attenzione. La trama si intreccia su più piani e il lettore deve considerare insieme disegni e riflessioni filosofiche.”
Secondo Melania Rizzoli, che da anni segue l’autrice come moderatrice negli incontri pubblici, il pubblico più giovane comprende particolarmente bene questo linguaggio.
“Melanie è bravissima, ha una scrittura lucida e tagliente, come dice Barbara Alberti. Il suo pubblico naturale è quello dei giovani e dei giovanissimi: questo libro dovrebbe essere regalato soprattutto a loro.”
Un romanzo pensato anche per i giovani
Il libro si rivolge quindi a una generazione che non è cresciuta con i miti gotici tradizionali o con l’immaginario cinematografico di Tim Burton.
Subito dopo la presentazione alla Libreria Bocca, Melanie Francesca ha raggiunto gli studi di RTL102.5 per parlare proprio a quel pubblico giovane con cui dialoga ogni settimana insieme agli amici della Suite: Niccolò, Simone e Francesca Cheyenne.
Durante l’incontro l’autrice ha spiegato il proprio modo di pensare e di scrivere:
“Il mio cervello non funziona come un’autostrada, come accade alla maggior parte degli scrittori neurotipici. Funziona piuttosto come un albero in cui tutte le sinapsi si accendono contemporaneamente. Alcuni ragionano con un metodo deduttivo, ordinando le cose secondo una logica causa-effetto. Io percepisco i mondi in modo più intuitivo. Per questo la mia scrittura diventa atmosferica, intensa e simbolica, quasi come un film simile a Twilight o Sabrina della serie Netflix. Ci sono vampiri e diavoli, ma anche grandi storie d’amore.”
Tra corpo umano e macchina: il cuore filosofico del libro
La Carne dell’Eternità affronta uno dei temi più attuali del nostro tempo: il rapporto tra essere umano e tecnologia.
Il romanzo immagina un futuro in cui spiriti disincarnati cercano di incarnarsi nei robot per tornare a vivere. Questa prospettiva mette in discussione l’idea di progresso come semplice ottimizzazione tecnologica e riporta al centro il valore del corpo, della sensibilità e dell’esperienza vissuta.
Parallelamente, la ricerca artistica di Melanie Francesca si sviluppa anche nel campo dell’arte visiva. Tra i progetti più noti figura THE BOX, un’installazione immersiva presentata tra Europa e Medio Oriente che esplora proprio il rapporto tra corpo, coscienza e spazio.
Negli anni l’autrice ha pubblicato numerosi libri con editori come Mondadori e Cairo-Rizzoli e ha attirato l’attenzione di critici e intellettuali.
La scrittrice Barbara Alberti ha definito Melanie Francesca “un prisma in moto perpetuo”, mentre il sociologo Francesco Alberoni ha evidenziato la sua capacità di unire tradizione e contemporaneità.
Alicia, Horus e la distopia dell’anima
Nel romanzo emerge una domanda centrale che attraversa tutta la storia: se l’uomo diventa macchina, cosa resta dell’esperienza umana?
L’opera dialoga idealmente con le teorie della Singularity elaborate da Ray Kurzweil e con le riflessioni sull’intelligenza artificiale di Ben Goertzel, ma introduce una variabile inattesa: lo spirito.
Nel racconto gli spiriti disincarnati cercano nuovi corpi artificiali. Horus, antico spirito egiziano, decide di abitare un automa convinto che la coscienza artificiale possa generare emozioni autentiche. Il risultato dell’esperimento risulta però deludente: la macchina imita le reazioni ma non vive davvero l’esperienza.
Al centro della storia appare Alicia, una vampira immortale nata nel Medioevo che attraversa i secoli conservando una sensibilità arcaica, carnale e profondamente sensuale. In un mondo dominato dal cerebralismo e dalla logica delle macchine, il suo corpo rappresenta un atto di resistenza.
Il libro suggerisce così che l’evoluzione non coincide necessariamente con il potenziamento tecnologico.
La carne vibra. L’algoritmo calcola.
E tra queste due dimensioni Melanie Francesca sceglie la vibrazione della vita.
Tra disegni e parole: il viaggio distopico del romanzo
Attraverso immagini evocative e illustrazioni simboliche, la storia conduce il lettore in un futuro distopico nel quale gli spiriti cercano rifugio nei robot. Il linguaggio della narrazione mantiene un tono ricco, cinematografico e visionario che accompagna il lettore dentro temi complessi e profondamente filosofici.
Come osserva Barbara Alberti, la scrittura di Melanie Francesca possiede la capacità di sorprendere e affascinare allo stesso tempo.
Nel romanzo, gli spiriti disincarnati tentano da secoli di entrare nei corpi umani per rivivere la vita. In questo nuovo futuro scelgono invece i robot. Horus, antico spirito egiziano, vive dentro un automa chiamato Caroline, ma scopre subito che i sensi metallici offrono soltanto una copia imperfetta delle percezioni umane.
All’interno di una zona segreta di un centro militare, dove scienziati conducono esperimenti biotecnologici e rituali sciamanici, Horus incontra Alicia, un’immortale destinata al sacrificio. L’antico spirito si innamora di lei e inizia a raccontare la sua lunga storia, che parte dall’infanzia nel Medioevo e arriva alla trasformazione in vampiro.
La narrazione mantiene una grazia fanta-filosofica mentre mostra come Alicia attraversi i secoli collezionando vittime e conoscenze. In un’epoca dominata dal cerebralismo e dalla perdita di felicità, Horus tenta di salvarla invocando potenze angeliche.
Alicia, però, comprende che il suo cammino non si è ancora concluso.
Il libro accompagna così il lettore nel viaggio di una creatura metà donna e metà sirena, una figura simbolica che scopre i limiti dell’amore umano e intraprende un percorso verso una nuova forma di evoluzione.
A cura di Nora Taylor
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