È una definizione che accompagna sempre più spesso il suo nome: Miglior Giovane Attore Italiano. Luigi Zeno vive oggi una fase professionale che passa attraverso Netflix e Rai 1, con l’obiettivo di trasformare i riconoscimenti in continuità artistica.
Luigi, cosa provi quando leggi “Luigi Zeno, Miglior Giovane Attore Italiano”?
Orgoglio, sicuramente. Ma cerco anche di mantenere equilibrio. Un riconoscimento fotografa un momento; il mestiere invece continua il giorno successivo.


Quindi non lo consideri un punto d’arrivo.
Assolutamente no. Se essere riconosciuto come Miglior Giovane Attore Italiano significa avere maggiore attenzione sul mio lavoro, allora devo utilizzare quell’attenzione per crescere.
Adesso però arrivano due vetrine importanti: Netflix e Rai 1.
Ed è proprio per questo che sento che bisogna lavorare ancora di più. Con “Minerva – La Scuola” il pubblico Netflix conoscerà Leonardo; contemporaneamente il percorso con Rai 1 mi permette di mostrare un’altra parte del mio lavoro.
Che cosa deve avere un giovane attore per emergere oggi?
Talento, certo, ma il talento da solo non basta. Servono preparazione, disciplina, capacità di ascoltare, puntualità, rispetto della troupe e soprattutto disponibilità a imparare.
Ti interessa diventare un riferimento per la tua generazione?
Sarebbe una conseguenza bellissima, ma non posso deciderlo io. Posso soltanto cercare di lavorare seriamente e comportarmi con responsabilità.
Quando smetterai di considerarti un giovane attore?
Non lo so. Per ora ho diciannove anni e ho tantissimo da imparare. Preferisco godermi questa fase e costruire fondamenta solide.
